Io credo che il naturalismo, l’amore per la natura, sia parte integrante dell’anima di Liliana Rossini. Non è solo una questione di capacità pittorica, di senso del colore, di sapiente costruzione dei volumi, di equilibrio compositivo. E’ un reale sentire, un fare parte del tutto, essere l’artista stessa – e noi con lei, che osserviamo e ne fruiamo – fiore, campo, albero, cielo.
Non si spiegherebbe altrimenti la grande fluidità che la Rossini impiega nel rappresentare la potenza evocatrice dei frutti della terra. Terra che, badate bene, è Gea, madre e dispensatrice di vita, in eterna lotta con gli ingrati figli che invano cercano di soffocarla con asfalto e cemento, smog e piogge acide.
L’opera intera della nostra autrice è un inno continuo, disperato ma al tempo stesso pieno di speranza, alla madre genitrice della vita del nostro pianeta, è un inno alla bellezza che ci circonda, se solo i nostri occhi, così disattenti e distratti dal vortice del vivere quotidiano, riuscissero a recuperare la loro piena capacità di osservare e trarre piacere dal colore, che è gioia di esistere. E ascoltare il vento che, silenzioso, accarezza le fronde dei boschi, i campi di girasole, agitandone le imponenti corone, e sottile agita il vello di sterminati campi.
Liliana Rossini esprime con vigore e dolcezza il sogno di una gran parte dell’umanità, tornare alla natura come parafrasi di un vivere maggiormente a contatto con i sentimenti più puri, e per questo primari, dell’uomo. E’ una lunga preghiera, tanto si può evincere una spiritualità panteistica nelle sue rappresentazioni. Tali infatti le ritengo – componimenti poetici, più che semplici dipinti.
E l’influenza dei grandi maestri, che l’hanno preceduta e virtualmente istruita, è funzionale all’effetto così tenacemente perseguito. Il patrimonio culturale di ogni uomo è al servizio della propria capacità di esprimere concetti ed elaborare idee e pensieri, così per un pittore (e questa è una definizione che non assegno a molti, ma solo a chi ne è realmente degno) la memoria visiva delle opere dei propri padri è fonte di ispirazione, dopo esserla stata di studio, per il proprio comporre odierno. Ecco perché possiamo cogliere nei dipinti della Rossini, non solo la lezione ma anche l’amore per coloro che, prima di lei, hanno celebrato il naturalismo lirico, lo studio della luce e del colore, dalla grande scuola impressionista, passando per Van Gogh ai fauves ad una certa pittura espressionista. Pittrice moderna, comunque scevra da eccessivi legami col passato, fedele a se stessa e coerente col proprio credo. Sempre e comunque. Un’artista che dona vita alle immagini e, come burattinaia, resta nell’ombra, dietro il sipario della tela, a muovere il filo dei colori, per creare emozioni, per evocare sentimenti, per insinuare gioia nelle nostre anime distratte.
Non ci resta allora che incamminarci per i sentieri tracciati, attraversare i boschi, percependone gli odori e i rumori, lasciare che la nostra fantasia finalmente spazi, libera e incontrollata, ad esplorare il dimenticato mondo, natura madre. Godiamo dei colori, la pirotecnica esplosione che il divino ingegnere ha saputo così sapientemente progettare e che l’artista così devotamente e con passione si è cimentata a rappresentare. Lasciamoci cullare dalle onde dei nostri pensieri ed abbandoniamoci alla bucolica pace dei campi in fiore.
L’estate è passata, l’estate verrà, l’estate c’è, coi suoi frutti pieni, nei nostri cuori, se solo noi vorremo crederci. E vedere. Dio ha donato le mani all’artista per creare, e gli occhi a noi per poterne godere. Il viaggio continua.