Una visione coerente. Un percorso uniforme e direzionato, senza sbavature, né concessioni a facili mode. Una maniera sottoposta ad una disciplina rigorosa, funzionale a un preciso indirizzo poetico: la riscoperta della Natura. Una Natura fisica e umanizzata, scevra da sovrastrutture o complicazioni metafisiche, rivisitata piuttosto nella sua dimensione terrena più palpitante, in chiave di cromatismi vibranti ed affocati.
Lo spettro di possibilità risulta potenzialmente infinito, declinabile nelle forme e nei temi più svariati e contrastanti. Ma la sfida lanciata da Liliana Rossini nelle sue opere risponde al grande dualismo della contemporaneità: l’alternativa fra astratto e figurativo, fra il recupero della grande tradizione “Moderna” e gli impetuosi richiami delle Avanguardie. Il dilemma è carico di insidie e foriero di repentini e imbarazzanti ripensamenti: il confronto con i giganti del ‘900 (da Picasso in poi) rende un possibile percorso irto e scosceso, necessita di un sublime scarto creativo, privo di incertezze. Il paragone con il passato più lontano apre invece la strada ad una visione più tranquillizzante, stratificatasi nel tempo, che non può però prescindere dal peso di una tradizione ormai consolidata e normativa.
Nelle opere di Liliana Rossini il dilemma risulta felicemente risolto a favore di un gioioso Naturalismo postmoderno. Le lacerazioni- stilistiche e concettuali- prodotte dalla stagione avanguardistica non trovano spazio; il segno non si significa, non addita se stesso come unico ed esclusivo referente, ma conserva una luminosa funzione rappresentativa. I soggetti sono semplici, chiari, facilmente riconoscibili: paesaggi, raffigurazioni delle stagioni, fiori, animali e nature morte, l’universo fenomenologico naturale al gran completo.
Il dato morfologico più caratterizzante risiede nell’esibizione di un accentuato cromatismo, nella costruzione delle forme in chiave di intensa luminosità e vibranti fulgori timbrici. La logica disegnativa viene depotenziata, ridotta ad un vago simulacro. La tradizione plastico-lineare, fondata su un insistito chiaroscuro, non ha più ragione di essere. Ciononostante, i dipinti non vengono avvolti in un generico indistinto né portati ad un’estrema forma di dissoluzione. Al contrario, in diverse circostanze, la norma regna sovrana sulla rappresentazione, la sintassi regola la plausibilità spaziale dell’insieme (Campagna).
Il registro stilistico non risulta uniforme, ma si sviluppa secondo modalità sottilmente variate. Ed è proprio alla luce di questo dato che possiamo cogliere i molteplici modelli di riferimento dell’artista, nella cifra formale e nella scelta dei soggetti rappresentati. Si passa dalla grande tradizione moderna del paesaggio realista dell’800 alla pittura impressionista, fino al Postimpressionismo. I numi tutelari sfilano numerosi: Corot, Monet, Van Gogh e Cézanne. Il confronto con il passato non si estrinseca in una mera ripetizione, ma produce un’interpretazione moderna ed originale, con una visione della pittura come esperienza gioiosa, ricca di fermenti vitali. Il fulgore cromatico genera in serie tramonti, rappresentazioni marine, sublimi visioni floreali. L’impaginazione risulta impreziosita dall’estetica della luce, che alterna sottili modulazioni a repentini lucori, luce diretta e riflessa. Il colore campisce lo spazio in modo eterogeneo: talora è steso con tratto sottile, più spesso risulta più ruvido e spatolato, a grandi masse, grazie a una tecnica dirompente utilizzata da alcuni grandi maestri come Tiziano e Rambrandt. Pitture di pura intensità cromatica si alternano invece a Nature morte più strutturate, secondo i modelli proposti da Cézanne e all’interno di un filone iconografico che ha conosciuto una luminosa stagione grazie a Giorgio Morandi.
Ma oltre al dato stilistico, alla scelta dei soggetti e all’urgenza espressiva dell’artista, colpisce il messaggio complessivo che emerge con prepotenza dalla sua opera.
Un unico filo conduttore si dipana e si riavvolge. La visione problematica del mondo si stempera e si trasfigura in una gamma di intense vibrazioni, in atmosfere solari e nitide (non nella forma ma nel significato). La bouteille à la mer della pittrice è scagliata, il suo messaggio di speranza configura una società rassicurante ed un futuro da attendere con fiducia quasi positivistica, privo del sublime tormento delle grandi anime del passato.