Con un’azione scultorea, Liliana Rossini gioca la sfida estrema con la levità dell’Impressionismo: sfida non da poco, se si considera che l’artista bresciana procede deliberatamente per accumulo, rilevando la materia sulla tela, con una corposita’ dalla quale – in particolar modo nei paesaggi e nelle nature morte – sortisce l’effetto di una grande leggerezza.
L’artista si muove con notevole sicurezza nel contrappeso di elementi contrastanti. Rende l’idea di un soffio o di una trascolorazione immediata, sia giocando attraverso l’uso dell’accordo cromatico che, al contempo enumerando gli effetti sperimentali della matericita’ e programmando minuziosamente la ricaduta ottica che un pigmento essudante e lavico determina, a livello di superficie scabra e non lineare, come completamento vibrabile della tela stessa.
L’artista tiene saldamente per le redini il ductus pittorico, orientandolo nella giusta direzione ma, attraverso il montaggio degli opposti, suscita un travaso costante di vibrazioni tra l’alto e il basso, tra il materico e il morbido. Liliana Rossini, con le proprie opere, oltre ogni cognizione del dolore, delinea la certezza della gioia. Il diritto alla gioia. Per chi sa vederla e ascoltarla.